Secondo itinerario

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Itinerario 2 - Strada del radicchio

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Piombino Dese: 45.607513, 11.997859
Ca\' Mauro: 45.669020, 12.285451
Comune Scorzè: 45.570096, 12.108103
Pro Loco Scorzè: 45.568670, 12.141188
PIOMBINO DESE: 45.607805, 11.998822
Casier: 45.641472, 12.295849
Preganziol: 45.602409, 12.235010
RESANA: 45.629977, 11.956401
SILEA: 45.653345, 12.296160
AZ. AG. DURANTE AMERINO: 45.601391, 12.130492
Az. Ag. TERRE GROSSE: 45.674513, 12.491591
TENUTA SANTAME\': 45.650560, 12.377785
Az. Ag. BARDI : 45.586548, 12.377252
PasticceriaCaffetteria da Renato: 45.664093, 12.246401
Ca De Memi: 45.607650, 11.995402
BARACCA STORICA HOSTARIA: 45.592390, 12.041553
IL CASEIFICIO DI RONCADE: 45.626059, 12.376744
OSTERIA ALLA PASINA: 45.628181, 12.252886
AL DRIZZAGNO: 45.584690, 12.131090
TRATTORIA AL SILE: 45.641770, 12.296760
CARRARO GIANNA: 45.574118, 12.158200
Az. Agr. DOLCE AMARO: 45.594539, 12.040123
PRO LOCO SCORZE\': 45.563018, 12.206599
Az. Agr. NONNO ANDREA: 45.759990, 12.231816
Az. Agr. PESCE DANILO: 45.608728, 12.078533
Az. Agr. POL RENZO: 45.617351, 12.173676
Az. Agr. SCATTOLIN SEVERINO: 45.595510, 12.102299
Az. Agr. TONIN ANNAMARIA: 45.636594, 11.979391
LE FONTI: 45.593502, 12.086222
VILLA PASSI: 45.678073, 12.284279
Az. Agr. MG: 45.722777, 12.169050
VILLA GUIDINI: 45.608750, 12.176249
MUSEO CASA GIORGIONE: 45.673166, 11.925813
VILLA CA\' MARCELLO: 45.622507, 12.061560
Zero Branco: 45.600730, 12.165837
BE-ORTO: 45.599727, 12.130293

Le terre del radicchio

Il secondo itinerario inizia da Castelfranco Veneto per concludersi a Treviso, dopo aver attraversato le più significative aree produttive del radicchio. Piombino Dese costituisce la prima tappa del percorso. Usciti da Castelfranco Veneto, lungo la Statale del Santo, si volta dopo un breve tratto a destra verso Castelminio. Lungo la strada che porta a Piombino Dese si possono ancora vedere scorci paesaggistici di un certo interesse, benché la dispersione insediativa abbia in parte degradato il territorio. A Piombino Dese sorge, nel pieno centro della città, la nobile Villa Cornaro progettata da Andrea Palladio per la famiglia veneziana intorno al 1553. Ancora incompleto nel 1582, l’edificio fu arricchito nel 1596 del loggiato superiore, e solo un disegno del 1613 lo rappresenta nel suo assetto definitivo.

Questo stratificarsi di fasi costruttive spiega forse, la mancanza in questa architettura palladiana di un armonioso raccordo tra le parti. Sorta come residenza di campagna, è caratterizzata da due piani nobili sovrapposti, caratteristica questa dei palazzi di città. Il prospetto principale, fiancheggiato da altre abitazioni, fa quasi parte della strada su cui si affaccia, come succederà nelle ville del Settecento, contraddicendo la tipica “autonomia principesca” delle ville palladiane. Il corpo centrale è costituito da un compatto blocco cubico, fiancheggiato da corpi rettangolari con finestre che sporgono dal corpo principale con due piccole ali solo sulla facciata anteriore. Un pronao esastilo a doppio ordine di colonne ioniche e corinzie si trova sui prospetti principali speculari. Una scala a quattro rampe di tre gradoni ciascuna conduce all’ingresso.

La trabeazione di ordine ionico, circonda tutto l’edificio. L’interno si sviluppa su due piani attorno ad una sala centrale quadrata che attraversa l’edificio e conduce ai vari ambienti, arricchiti da un ciclo di affreschi del 1700 di Mattia Bortoloni; sculture di Camillo Mariani decorano il salone di ricevimento al primo piano, con statue a grandezza naturale dei membri della famiglia Cornaro. Di interesse anche il Parco con peschiera che circonda la villa e il ponte ad archi in cotto sullo specchio d’acqua. Villa Cornaro costituì uno dei modelli più imitati del “palladianesimo” inglese e americano del XVIII secolo.

Da Piombino Dese inizia quello che può essere definito l’asse centrale della strada del radicchio rosso di Treviso, ovvero quello che attraversa le zone maggiormente produttive. La strada prosegue ora verso Est, attraversando il territorio di Trebaseleghe (il cui centro abitato viene lasciato sulla destra), per Silvelle, S. Ambrogio e raggiungerà, infine, nel comune di Scorzé, la località Rio San Martino sede dell’annuale festa del radicchio. Di qui si potrà effettuare una rapida visita alla villa Soranzo-Conestabile posta nel centro di Scorzè. Della villa non é nota la data certa della sua costruzione, ma, molto probabilmente, si può far risalire alla fine del Cinquecento l’edificazione del suo nucleo centrale da parte della famiglia Soranzo. Alla fine dell’800 la contessa Alba Mocenigo Soranzo sposó il Conte Antonio Conestabile della Staffa e da quel momento la villa assunse questa denominazione. Nella seconda metá del ‘700 la villa venne ampliata con progetto dell’Architetto Andrea Zorzi che, abbandonando lo stile primario della villa cinquecentesca, si ispirò alle forme semplici ed eleganti neoclassiche. Il corpo centrale, interamente cinquecentesco, conserva affreschi della scuola del Veronese.

La facciata della villa mostra una costruzione settecentesca a due piani con armonioso frontale alla sommità del quale vi é un timpano sormontato da tre statue raffiguranti la Lungimiranza, la Potenza e l’Abbondanza. La villa é contornata da un parco all’inglese opera dell’Architetto veneziano Giuseppe Japelli che si estende per circa due ettari e mezzo. Un recente censimento delle piante ha rilevato che il patrimonio arboreo del parco é costituito da circa millequattrocento esemplari con la presenza di secolari magnolie, tigli, platani, ippocastani e querce. Dal 1965 la villa ed il parco, divenuti di proprietà della famiglia Martinelli, costituiscono un’elegante struttura alberghiera denominata.

Ritornati a Rio San Martino si prosegue nuovamente verso Zero Branco attraversando una delle aree di maggiore diffusione della coltura del radicchio rosso di Treviso i cui appezzamenti si possono facilmente individuare nella campagna per il colore rosso-brunato dei cespi.
Raggiunto Zero Branco una breve sosta consentirà di vedere il palazzo degli Offi ora Sagramora.
La costruzione, particolarmente intatta e ben conservata, è una bella testimonianza dello stile gotico trecentesco, ravvisabile nelle cinque arcate ogivali del piano terra, che si aprono sul retrostante porticato. La facciata conserva tuttora traccia delle originali decorazioni. Nel corso dei secoli l’edificio ospitò una confraternita religiosa e fu adibito ad ospizio per i pellegrini.
Sempre nei pressi di Zero Branco si trova villa Guidini, composta da una Villa Veneta del sec. XVII edificata su commissione della famiglia dei Dente, e da un ampio parco ricco di piante secolari e rare. Nella villa vi è la sede operativa del Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco.

Dal centro di Zero Branco si procede ora verso il Terraglio, la strada famosa per il gran numero di ville che si affacciano sul suo tracciato. Molte di esse, anche se purtroppo generalmente non aperte al pubblico, si trovano nel comune di Preganziol.
Villa Albrizzi – Franchetti
La famiglia Albrizzi, originaria del bergamasco, fu per secoli dedita al commercio dei tessuti e, accumulata un’ingente ricchezza, si trasferì a Venezia. Fin dai primi anni del Seicento gli Albrizzi possedevano la villa sul Terraglio: di modeste dimensioni, con facciata a tre piani, essa richiama la tipologia della casa veneziana.
Nel 1667, la famiglia poté permettersi l’iscrizione al Libro d’Oro del patriziato veneziano e nei primi anni del Settecento sentì la necessità di adeguare la villa ad un superiore status rappresentativo: vennero così realizzate, su disegno dell’ architetto trevigiano Andrea Pagnossin, due splendide barchesse gemelle, discoste ed arretrate rispetto al corpo centrale, caratterizzate entrambe da un grande portico colonnato. Esse furono decorate da affreschi di notevole livello artistico ed adibite a soggiorno e foresteria per gli ospiti. Di particolare pregio il ciclo di affreschi, (realizzato pare da Mattia Bortoloni nel 1730), della barchessa di destra, raffigurante scene di caccia, allegorie delle Arti e figure di dame.

Nell’Ottocento lo splendido parco, originariamente concepito come giardino all’italiana, fu adeguato al gusto romantico dell’epoca e trasformato in parco all’inglese; alla fine del secolo, il barone Franchetti, nuovo proprietario, lo fece ampliare e modificare, aggiungendovi costruzioni in vario stile. Intorno al 1930 Raimondo Franchetti, famoso esploratore, piantò nel parco molte specie arboree esotiche provenienti dai suoi numerosi viaggi e allestì in una delle barchesse un museo con i ricordi delle proprie esplorazioni in Asia ed Africa.
Tra il Settecento e l’Ottocento la villa ebbe grande fama poiché vi si riuniva un circolo culturale, presieduto dall’affascinante Isabella Teotochi Albrizzi, che riuniva le più eminenti personalità del mondo dell’ arte e della letteratura: tra questi vi furono Ippolito Pindemonte (che con lei ebbe una lunga storia d’amore e la cantò con il nome di Temira), Ugo Foscolo (che la amò in giovane età e le rimase amico per tutta la vita) ed Antonio Canova, sua altra grande e chiacchierata passione.
Villa Taverna (già Palazzi-Valier)
Fu costruita nel 1720, su disegno di un allievo dell’architetto Frigimelica. L’edificio principale, a tre piani con schema veneziano, è stato ampliato esternamente. È composta da due barchesse retrostanti unite alla villa da un corridoio. Al centro del giardino c’è una vasca ornata da grandi pigne di pietra e da cani accucciati. Alla fine del viale d’ingresso ci sono quattro bellissime statue rappresentanti “Le stagioni”. Di notevole interesse è il parco, tra i più belli del Terraglio, dove la disposizione crea effetti suggestivi di forme e colori. L’allestimento del parco fu curato dall’architetto Negrin e dal fiammingo Van Den Borre che curò la sistemazione del giardino (metà del 1800).
Villa Colombina
È una villa veneziana del settecento e, rispetto alle altre costruzioni del Terraglio, si presenta più piccola, più semplice, in un armonico equilibrio di forme. Si sviluppa su due piani, più un piano rialzato sormontato da un timpano, in corrispondenza del salone centrale. Le stanze interne sono decorate con marmorini e con sobri ed eleganti stucchi. All’angolo nord-orientale della villa, aderisce un lungo fabbricato a due piani che ospita tutti i servizi. Nelle sue adiacenze, vi è un piccolo giardino con quattro belle statue rappresentanti gli “elementi” (aria, acqua, terra, fuoco). La villa offre la particolarità di avere una graziosa cappella interna.
Villa Marcello del Majno
La villa, verso la fine del settecento, era di proprietà del nobile veneziano Gian Battista Grassi. Successivamente i nuovi proprietari, i conti Onigo, la adibirono a luogo di caccia, in seguito la trasformarono in dimora di villeggiatura. L’edificio centrale, a tre piani, ha il corpo centrale sormontato da un vasto timpano al cui centro si trova lo stemma con la scritta EGO dalle iniziali della contessa Elisabetta Galvani Onigo. All’interno, il pavimento del salone centrale, è a terrazzo veneziano; negli altri due piani i pavimenti sono a terrazza con disegni geometrici e cornici. La sala e tutte le stanze del secondo piano sono abbellite da eleganti stucchi. Affiancano la villa due belle barchesse ad archi. L’ambiente più interessante di questi due edifici è la sala da musica, situata nella barchessa di destra. Ampia ed elegante, la sala è decorata con affreschi monocromatici di gusto neoclassico raffiguranti “il carro del sole” (soffitto), putti musicanti e scene di danze alle pareti. Dall’esterno, nascosta da una macchia di lecci, si affaccia sulla strada la cappella. Nel parco gli alberi fanno corona al complesso di edifici e ai prati antistanti la villa.
Villa Tasso
Sorta probabilmente attorno al 1600, dalla modifica di un precedente palazzetto del XV secolo, è una costruzione a tre piani, di disegno molto semplice ed armonioso. Le pareti interne sono a marmorino, le sale hanno soffitti a travi e pavimenti a terrazzo veneziano. Esternamente, a sinistra della villa sorge una rustica barchessa; davanti alla villa stessa, al centro di un’aiuola rotonda, è posta un’antica vera da pozzo e, sui margini, quattro statuette di putti ben conservate.
Villa Franchi (già Spandri)
Fu costruita dai Contarini nel 1600; per circa 100 anni appartenne ai Brighenti. Alla fine del 1700 passò a Nicolò Olmo. L’edificio principale è a due piani, la parte centrale sopraelevata è coronata da un timpano. Al primo piano sorge un balconcino rococò con la ringhiera in ferro battuto. Ai due lati di questo edificio, si affiancano le ali costituite da due piani e sottotetto. All’interno le sale centrali e alcune salette sono pavimentate a terrazzo veneziano con cornici. Particolarmente fastosa è la sala da musica: stucchi e delicate pitture ornano tutta la sala. L’ovale del soffitto è attribuito a Giovan Battista Canal. Alcune stanze hanno pareti e soffitti ornati con stucchi leggermente decorati. All’interno del giardino c’è una cappella.
Villa Marchesi
L’attuale edificio è il risultato dell’ampliamento eseguito nel secolo scorso, di una villa preesistente. La villa è a tre piani, con la parte centrale sopraelevata, vi si accede mediante un’ampia scalinata. Le due bifore laterali del primo piano e tutte le finestre del secondo piano hanno volta ad arco. L’interno della villa è molto sobrio, solo il salone centrale è pavimentato a terrazzo veneziano e soffittato alla sansovina con eleganti decorazioni. Assai arretrate rispetto all’edificio principale, si trovano due barchesse a due piani e sottotetto. Una delle barchesse protende un corpo in avanti dove, in un ampio portico, sormontato da timpano, si apre l’ingresso. Nascosta nel parco retrostante la villa, c’è un’altra ampia costruzione formata da un corpo adibito ad abitazione e affiancata da un grande portico che ospitava rimesse e scuderie. Le scuderie recano tracce di decorazioni pittoriche di architetture. Gli ampi spazi intorno alla villa, sono ornati da statue e vasi di pietra scolpita.

Usciti da Preganziol si prosegue in direzione Est fino alla deviazione per Conscio, si svolta quindi a sinistra fino a raggiungere il centro di Casier che sorge su un ansa estremamente suggestiva del Sile. Dopo aver attraversato la città, il fiume, a seguito dell’immissione nel suo corso delle acque dei numerosi affluenti che si immettono nel centro della città o immediatamente a Est, aumenta notevolmente la sua portata e assume un tipico andamento meandriforme con il susseguirsi ai grandi anse che offrono suggestivi scorci panoramici.

Dalla chiesa di Casier parte un bellissimo sentiero che, correndo sulle sponde del fiume, consente di costeggiarlo e di attraversare alcuni canneti su passerelle da cui si possono ammirare la fauna acquatica e le numerose specie di uccelli nidificanti o di passo. Si raggiunge quindi il cosiddetto “cimitero dei barconi” ove, semisommerse nell’acqua si possono ancora vedere molte delle imbarcazioni che venivano un tempo impiegate per il trasporto delle granaglie verso le industrie molitorie la cui sagoma si affaccia ancora imponente sulla sponda sinistra del Sile.
Da Casier una breve deviazione verso Casale consente di raggiungere in località Lughignano Villa Barbaro, Gabbianelli, Dall’Aglio. La tradizione letteraria attribuisce la costruzione di questa antica villa alla regina di Cipro, Caterina Cornaro, quale dono di nozze per la di lei damigella Fiammetta Buccari (ricordata anche dal Bembo negli “Asolani”).

La villa è considerata una delle più belle tra quelle poste lungo le rive del Sile ed è sicuramente, fra queste, la più antica. Essa fu costruita nel 1490 e rappresenta un ottimo esempio, in terra ferma, di villa veneziana, derivata dal palazzo cittadino, e diffusa inizialmente nelle isole della laguna come luogo di villeggiatura dei veneziani. Dai palazzi veneziani mutua, infatti, la massa cubica e la facciata ingentilita da un’ elegante balconata a quadrifora al piano nobile e da un “portego” che si affaccia ai prospetti anteriore e posteriore. La facciata principale presenta inoltre un singolare scarto asimmetrico dell’ asse centrale, finalizzato a seguire la disposizione planimetrica interna. Nel territorio di Casier, nei pressi del centro comunale a Dosson si trova Villa de Reali che fu costruita intorno al 1700 dal barone de Berlendis sui resti di un’abazia benedettina. Il corpo centrale è realizzato in stile barocco veneziano e presenta una facciata regolare il cui piano terra è caratterizzato da un loggiato: le barchesse e le relative adiacenze si sviluppano intorno alla villa padronale. All’interno le sale sono decorate da stucchi veneziani. Di un certo interesse anche l’ampio parco circostante la villa.

Da Casier si può rapidamente raggiungere il centro di Treviso, ma una deviazione verso Nord consente la visita di altri interessanti ambienti e monumenti. Prima di giungere in città, subito dopo la chiesa di S. Antonino, si svolta a destra. La strada raggiunge dopo poco la tangenziale della città. Si gira nuovamente a destra  e, dopo aver superato il Sile, usciti a sinistra dalla tangenziale si raggiunge la località di Lanzago (Silea). Benché non visitabile, va certamente ricordata la presenza a Lanzago di villa Avogadro degli Azzoni che fu eretta verso la metà del ‘500 dai Conti di Onigo, sulla sponda del fiume Melma. L’edificio è a pianta quadrata con un’ampia gradinata che sale dal giardino alla loggia.

I soffitti del primo piano sono tutti alla sansovina; il secondo ha un salone con alto soffitto a vela, decorato da busti di imperatori romani. Il giardino ed il parco sono popolati di statue e con una bella fontana di marmo del ‘500.
In centro a Lanzago, all’incrocio si volterà a destra e dopo qualche curva si comincerà ad intravedere il lungo stradone delimitato da alti cipressi di villa Tiepolo-Passi. La villa, costruita intorno al 1600 in stile barocco veneziano, è appartenuta alla nobile famiglia veneziana dei Tiepolo. E’ caratterizzata da uno sviluppo orizzontale scandito da finestre alte e strette, interrotto soltanto da un timpano con arco centrale un po’ sproporzionato. Le adiacenze sono collegate al corpo principale della villa da ampi loggiati. Gli interni, sviluppati attorno al salone centrale, presentano un ragguardevole ciclo di affreschi, soffitti alla sansovina e stucchi del settecento. Di pregio il parco circostante decorato con numerose statue.

L’itinerario prosegue verso Carbonera, fino a raggiungere la frazione di Vascon ove nella piccola chiesa dedicata a S. Lucia vi sono due splendidi affreschi: “la Trinità” di scuola Tiepolesca (1746) e “La gloria di S.Lucia “ (1722) attribuito a Gian Battista Tiepolo. A poca distanza dalla chiesa si trova la bella villa Valier-Loredan. L’edificio risalente al XVII secolo, ha una facciata centrale in stile neoclassico costituita da quattro colonne ioniche al primo piano che riquadrano tre fori ad arco con poggiolo; il timpano superiore rompe la compostezza del fabbricato; anche le due barchesse laterali sarebbero riconducibili ad un periodo successivo. Il grande salone centrale, comprendente due piani, conserva un notevole ciclo di affreschi attribuiti a Niccolò Bambini (1657-1736).
Poco distante da Vascon, a Lancenigo di Villorba, si trovano le Fontane Bianche, un’interessante area di risorgiva inserita nella rete Natura 2000 da cui si origina il fiume Melma. Le risorgive sgorgano nel mezzo della campagna e sono facilmente visitabili con una breve passeggiata. Nei fontanili si possono ammirare l’acqua trasparente e la ricca vegetazione ripariale.
Lungo via Cal di Breda, la strada per Treviso, la Provincia di Treviso ha di recente istituito nelle Case Piavone un piccolo ma interessante museo etnografico. Le Case Piavone fanno parte di un più ampio intervento della Provincia, che in un’area di 67 ettari ha istituito il parco delle Sorgenti della Storga, un altro interessante ambiente di risorgiva posto nei pressi dell’Ex Ospedale psichiatrico destinato a divenire la nuova sede della Provincia di Treviso.
Attraversata la ferrovia ci si immette sulla strada statale 13 Pontebbana per raggiungere la città. Il bel viale alberato che conduce in città è circondato da interessanti ville immerse nel verde di ampi parchi. Tra di esse spicca Villa Manfrin (ora Margherita) costruita tra il 1775 ed il 1783 dall’architetto G. Antonio Selva. L’edificio principale è a tre piani con frontone centrale. All’interno vi sono alcune stanze decorate con stucchi. Le ampie barchesse, disposte perpendicolarmente alla facciata posteriore, inquadrano una bella peschiera e conservano alcune interessanti formelle in cotto. Il grande parco è aperto al pubblico, mentre la villa ora è sede di un comando militare.
Alla fine del lungo viale che riconduce in città c’è la cinquecentesca porta S. Tomaso una delle tre porte che storicamente si aprivano sulle mura della città.