Terzo itineraio

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Itinerario 3 - Strada del radicchio

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Loreggia: 45.594503, 11.944582
Camposampiero: 45.572447, 11.933336
martellago : 45.545951, 12.160773
MIRANO: 45.495014, 12.115868
NOALE: 45.552601, 12.072326
SALZANO: 45.521511, 12.099097
CANTINA DEL TERRAGLIO: 45.586580, 12.244680
AGRITURISMO AL SILE: 45.638237, 12.136232
Agriturismo Da Lauretta e Vittorino: 45.557794, 12.208741
I SAPORI VENETI SRL: 45.494614, 12.107863
RISTORANTE VESCOVO: 45.571386, 12.060010
RISTORANTE ALLA CROSARONA: 45.578547, 12.073140
RISTORANTE ALL\'ALBERA: 45.519590, 12.108620
PRIMI E SECONDI SCUOLA DI CUCINA: 45.604947, 11.995335
Az. Agr. CALZAVARA VALLY: 45.566551, 12.114651
Az. Agr. CAPPELLIN MARIA & FIGLIO: 45.540707, 12.162609
Az. Agr. FRANCESCATO GRAZIELLA: 45.563018, 12.206599
Az. Agr. MICHIELAN ALESSIO: 45.569969, 12.221208
Az. Agr. MION GIAMPAOLO: 45.511315, 12.103298
Az. Agr. SALIN ANDREA: 45.550919, 12.145537
Az. Agr. SCATTOLIN GIULIANO: 45.589240, 12.108445
Socetà Agr. ZORZETTO s.s.: 45.525850, 12.117130
VILLA FARSETTI: 45.506943, 12.034090
MUSEO DELLA CENTURIAZIONE: 45.533603, 11.968742
MUSEO VILLA MARIGNANA BENETTON: 45.540867, 12.225680
MUSEO PAPA PIO X: 45.521292, 12.105321

La campagna veneta dall’epoca romana alla Serenissima

Il terzo itinerario parte nuovamente da Treviso e ripercorre, inizialmente, il Terraglio, la strada che congiunge Treviso a Venezia su cui sono sorte numerose ville venete. Superato Preganziol, si giunge a Mogliano Veneto ove molteplici sono le ville immerse in pregevoli parchi che ospitano alberi centenari.

Villa Marcello – Lin
La villa del conte Marcello, costruita agli inizi del settecento, è situata ad Est del centro di Sambughè. Il parco conservatosi naturale, senza studiati interventi, resta ancora uno degli elementi più notevoli di tutto il complesso. È costituita da un corpo centrale a pianta quadrata, a tre piani, affiancato ai lati da due brevi ali più basse. A destra, un fabbricato più basso, aggiunto in un secondo momento, si prolunga fino alle dipendenze. È un ampio portico sormontato da un timpano curvilineo, che porta infissi nel muro frammenti di decorazioni in cotto provenienti da un’altra abitazione. A sinistra, isolato e immerso nel verde del parco, sta un piccolo oratorio, con un caratteristico campaniletto a vela. Nell’interno della villa, il salone centrale è riccamente ornato di stucchi e di quattro pitture, che recenti studi hanno attribuito alla mano di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), rappresentanti “Le stagioni”. Nel giardino si può ammirare una vera da pozzo bizantina e nel parco un sarcofago dello stesso stile.

Villa Condulmer
Dalla strada provinciale, imboccando quella che porta a Zerman, sulla sinistra, tra il verde dei prati e dei frutteti. appare una cancellata sorretta da due pilastri con belle statue: è l’ingresso della settecentesca Villa Condulmer, ora sede dell’omonimo Country Hotel. È una grande villa a pianta rettangolare fatta costruire dai Condulmer nel 1743, caratterizzata nella facciata da un portale con arco a volta unito a due finestre laterali. Tutto è sovrastato da un ampio balcone di marmo con lo stemma della nobile famiglia. È fiancheggiata da due barchesse a un piano: oltre quella di destra, accanto a un cancello sormontato da un timpano ad arcate che permette l’accesso al giardino posteriore, è situata una piccola cappella privata. L’interno della villa è costituito di saloni spaziosi ed eleganti, ornati da stucchi di pregio. Il salone centrale è decorato da 4 grandi dipinti di Eugenio Moretti Larese (1822-1847) e da altre pitture minori situate tra i portali e le finestre laterali. Il grande parco, opera dell’architetto bresciano Sebatoni, con alberi di vane specie, laghetto, piccoli rilievi e rustici costituisce un insieme molto suggestivo.

Parco di Villa Longobardi
All’inizio dell’ottocento presero vita un giardino all’inglese e un piccolo bosco, erde abbraccio di una villa fatta costruire in Via Altinia, attuale Via Zermanesa, da Lady Giorgia Amalia Seymour.
La Villa, posta dall’altro lato della strada rispetto alla Chiesa di S. Maria Assunta, nel 1831 passò in proprietà alla famiglia Vida che incaricò l’architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin di ampliare e sistemare il boschetto che arriverà così a confinare ad Est con l’antico “Terraglio Vecchio” fino a realizzare un ampio parco che è attualmente di proprietà del comune di Mogliano ed è aperto al pubblico.

Villa Stucky
Nei pressi della parrocchiale di S. Maria Assunta sorge un edificio che presenta caratteristiche architettoniche differenti da quelle venete; nel secolo scorso, infatti, fu acquistato dall’industriale svizzero Giovanni Stucky che lo fece abbattere e ne fece ricostruire uno secondo lo stile degli edifici del centro-Europa. Il complesso era costituito dalla villa, le scuderie, le serre e il parco che dopo la II guerra mondiale fu trasformato in albergo. Alcune parti, dunque, furono adattate per cambiare destinazione d’uso. Solo il parco rivela, nella parte settentrionale, un frammento dell’antica bellezza, costituita in origine da un bellissimo giardino all’inglese e da un bosco fatto piantumare dalla nobildonna Amalia Seymour e successivamente ampliato e rinfoltito, su progetto dell’architetto Antonio Negrin, dai successivi proprietari signori Dalla Vida. Dal punto di vista storico è importante ricordare che la villa durante la I guerra mondiale fu sede del Comando della 3° Armata che difendeva la linea del Piave. Oggi una lapide, posta all’interno, ricorda gli eventi che portarono alla vittoria. Attualmente ospita un prestigioso albergo.

Villa Duodo Zoppolati
Il nucleo più antico del complesso architettonico, probabilmente risalente al 1685, presenta una pianta quadrata elevata su tre piani. Il piano nobile è caratterizzato da una balconata con tre aperture voltate ad arco e sovrasta il portone principale d’ingresso: tale nucleo centrale racchiuso da una cornice, sottolinea l’armoniosa composizione della facciata. Due barchesse laterali pongono ulteriormente in risalto la casa dominicale. L’antico impianto fu successivamente ampliato con l’aggiunta di un volume a due piani. Il grande parco, sistemato nell’Ottocento dall’architetto Antonio Negrin, valorizza ulteriormente l’insieme monumentale della Villa.

Villa Delia
Situata all’uscita di via Tavoni sul Terraglio, completamente circondata da alberi ad alto fusto, con antistante un verde prato è la casa dove nacque e passò l’infanzia Sandro Fuga, musicista e compositore. Frequentò a Torino il Conservatorio Musicale, che poi lo ebbe come docente e direttore, compose musiche da camera, da orchestra e liriche.

Villa Coin
Costituita da un oratorio e due fabbricati di servizio, è situata poco lontana da via I Maggio, sul lato sinistro del Terraglio. La villa del 700 è a pianta veneziana; di particolare interesse, al piano terreno, sono due affreschi con figure simboliche. È stata oggetto d’accurati restauri strutturali e pittorici. L’oratorio, dedicato alla Madonna del Rosario, è una bella costruzione dalle linee semplici con la facciata arricchita da finti pilastri e completata da un timpano. Costruita da Domenico Codognato, fu poi venduta ai Buratti; Antonio Buratti visse qui con la sua famiglia e si dedicò per hobby alla pittura lasciando alcune opere che si possono ammirare: la pala di S. Francesca Romana e quella della Vergine Addolorata nella chiesa di Mogliano, S. Filomena nella chiesa di Gardigiano e S. Nicolò in quella di Peseggia.

Villa Bianchi – De Kunkler
Fatta costruire dalla famiglia veneziana Lin verso il 1686, venne poi venduta a ricchi banchieri che nel 1821 la cedettero, unitamente alla vasta proprietà terriera, al barone Federico Bianchi, dedito alla carriera militare nella quale eccelse per le sue imprese contro i Turchi; nel 1813 partecipò alla campagna di Russia e l’anno successivo alla conquista di Lione, in Francia. Anche in Italia spiccarono le sue doti militari: sconfisse Gioachino Murat e rimise sul trono di Napoli Ferdinando Di Borbone. Dopo queste imprese nel 1824 si ritirò nella villa di Mogliano. Morì in Stiria, ma fu sepolto a Mogliano nel Mausoleo di famiglia. La proprietà passò successivamente ai De Kunkler, da cui la seconda denominazione della villa. La villa sorge lungo il Terraglio, nascosta da fitti alberi per rispettare l’inserimento nell’ambiente naturale, peculiarità di questo territorio. La costruzione a tre piani, in stile veneziano, dalle linee piuttosto semplici presenta nella facciata al 1° piano un bel balcone in pietra sul quale hanno accesso tre portefinestre ad arco, ornate sopra da modanature con al centro lo stemma gentilizio dei Bianchi. Sulla destra è ben inserita la barchessa, il cui portico è delimitato da sei grandi arcate sostenute da pilastri. Nella parte retrostante la villa, ma affacciato sul Terraglio, G. Lin fece costruire un’elegante cappella dedicata alla SS. Trinità, internamente impreziosita da un ricco altare di marmo e una scultura di Pompeo Marchesi dedicata a Federico Bianchi. Dietro la cappella nel 1863 fu costruito il Mausoleo, coperto da una cupola, ai lati sono disposte le arche sepolcrali che contengono urne di particolare pregio scultoreo

Villa Grazia
Tra il folto degli alberi del giardino si scorge una costruzione in stile veneziano, a tre piani, caratterizzata da una bella barchessa con un porticato sorretto da colonne fino al tetto. La struttura, compresa d’edifici di servizio e di giardino, è chiusa da un muro di cinta che permette l’uscita sulla strada attraverso tre cancelli. Con accesso diretto sulla via, invece, è la semplice chiesetta dedicata prima alla natività di Maria e poi a S. Girolamo. Questa villa fu la residenza del Re Vittorio Emanuele III quando si recava a Mogliano, durante la I guerra mondiale.

Villa Furlanis, già Volpi
Fu iniziata nel 1562 da Leonardo Mocenigo su disegno di Andrea Palladio, però fu innalzata solo la parte più meridionale. Verso la metà del ‘700, essa era ancora incompleta. Solo verso il 1800 la villa fu completata. Nella prosecuzione dei lavori si tenne ben poco presente il primitivo progetto palladiano, per cui la villa si presenta oggi piuttosto convenzionale e non del tutto riuscita nelle sue parti. Tuttavia il vasto prato attraversato dal fiume Dese e il parco antistante formano con l’edificio centrale un insieme nuovo e armonioso soprattutto dal punto di vista paesaggistico. Sopra il balcone centrale del piano nobile fu collocato un grandioso stemma marmoreo della famiglia Morosini e, a coronamento della facciata, sul timpano e sul cornicione furono poste alcune statue. Nel 1859, al complesso fu aggiunta la cappella e il retrostante corpo del fabbricato. La villa nel 1904 fu acquistata dal comm. Giuseppe Volpi. A lui si deve tra l’altro la progettazione e la realizzazione del porto industriale di Marghera.

Villa Veronese
La facciata che guarda al Terraglio è più ampia e più ricca dell’altra, con quattro porte al pianterreno e una bella bifora romanica al centro del primo piano, affiancata da due finestre per lato ornate da cornici. Arretrata vi è un’altra costruzione più bassa e dalle linee rustiche che si protende verso mezzogiorno. È questa la parte più antica della villa. A Nord della villa si trova il parco, assai vasto.
Nei pressi di Mogliano, in località Camporoce si trova la Filanda Motta. La costruzione dell’opificio ebbe inizio nel 1876 per volontà del Cav. Pietro Motta, Per ottanta anni la sua famiglia, attraverso varie vicissitudini, la mantenne viva e ne accrebbe la capacità produttiva finché, nel 1956, a causa della grave crisi che in quegli anni colpì il settore della seta, l’attività bacologica cessò definitivamente. La proprietà fu ceduta e gli edifici del grande stabilimento furono in gran parte adibiti ad altri usi, senza tuttavia subire, fortunatamente, le irrimediabili conseguenze del totale abbandono. Nel 1989 Mario Franco diede inizio insieme alla sua famiglia ad un coraggioso programma di recupero. Pressoché terminato, il complesso oggi si propone come una delle più interessanti e meglio conservate testimonianze architettoniche della propria epoca, accogliendo all’interno dei suoi grandi spazi, in un’atmosfera carica di suggestioni, gli studi, i laboratori e gli atelier di svariate attività ricreative e professionali.

Superata Mogliano, in località Marocco la strada volge a destra lungo via Marignana. Dopo un breve e suggestivo tragitto immerso nel verde si raggiunge Villa Dall’Aglio, detta la Marignana. È un semplice edificio settecentesco la cui peculiarità è legata alla destinazione d’uso. Essa ospitava, infatti, lo studio e l’abitazione dello scultore Toni Benetton, universalmente noto quale maestro della scultura in ferro: egli plasmava la materia sia applicando tecniche antiche che sperimentandone di nuove come l’uso della fiamma ossidrica. I vecchi granai e adiacenti alla villa accolgono ora le opere del maestro, mentre il grande parco ospita le sculture di maggiori dimensioni. In un parco vasto e aperto è situata la villa, di classica struttura veneziana, dalle linee semplicissime; le uniche decorazioni presenti sulla facciata sono un balconcino in ferro battuto al primo piano e un timpano triangolare sovrastante.

Nei pressi del lato Est si trova una lunga barchessa a due piani completata da un insolito cornicione ad archetti; la costruzione continua con un ampio porticato che avanzando verso la strada, termina con una cappella. Il giardino, caratterizzato da imponenti magnolie e da un secolare cedro, pone in evidenza un ampio piazzale pavimentato di pietra dove un tempo sorgeva l’antico oratorio di S. Anna, andato distrutto. I locali della barchessa e parte del giardino (per le opere più monumentali) sono stati adibiti a museo del ferro battuto e possono essere visitati dal pubblico in orari prestabiliti. La villa è sede dell'”Accademia Internazionale del Ferro Battuto”, fondata dallo scultore Toni Benetton, nel 1967, che svolgeva attività didattica sui procedimenti di trasformazione del metallo.
L’itinerario prosegue verso Ovest in una strada immersa nella campagna e scarsamente urbanizzata. In via Molino Marcello si supera il fiume Dese attraversano il resti di un antico mulino e si prosegue fino a Martellago ove nei pressi della chiesa sorge Villa Corner.
Tra Martellago e Spinea si trovano due zone umide protette facenti parte della rete Natura 2000 di un discreto interesse naturalistico (cave di Martellago e cave di Luneo).

Giunti a Salzano merita una visita la chiesa di S. Bartolomeo e l’adiacente museo dedicato a San Pio X. Tra i pezzi più significativi sono da ricordare la rara pianeta rinascimentale in velluto rosso a fiorami, i preziosi damaschi (sec. XVII) e una serie di bei broccati settecenteschi. Sono poi da menzionare le notevoli “croci” ricoperte di lamina argentea (sec. XVII), calici, ostensori, reliquiari ed altre suppellettili liturgiche (secc. XVIII-XIX), rilievi lapidei (secc. XIII e XIV), stendardi dipinti, sculture e arredi lignei, oltre naturalmente ad oggetti legati alla memoria di Papa Sarto. Di un certo interesse è anche il santuario della Beata Vergine delle Grazie, bella chiesa parrocchiale, recentemente restaurata, edificata nel settecento di cui conserva la facciata, scandita da quattro lesene e decorata da terracotte. Nella parte superiore si trovano due nicchie contenenti statue e un finto rosone al centro. Sulla sommità la statua della Vergine. Nel 1883 vennero annesse all’edificio le due cappelle laterali e ampliata quella principale intitolata alla Vergine Maria. L’interno, a navata unica, contiene uno splendido affresco raffigurante la Vergine col Bambino, risalente al XIV secolo, contornata da una pregevole cornice marmorea.

Sempre nel centro di Salzano si trova un bel esempio di archeologia industriale: la villa Donà e l’annesso Opificio. La villa era la residenza estiva della nobile famiglia dei Donà e risale al XVII secolo. Nel corso dei secoli ha subito molteplici cambiamenti fino al 1979, quando, restaurata dall’Amministrazione comunale, divenne sede del Municipio. Gli interni conservano affreschi di epoche diverse e soffitti lignei finemente decorati. Nel 1854 fu progettato da Luigi Garzoni un affascinante parco caratterizzato da terrazzamenti, grotte artificiali e laghetti. L’opificio voluto da Leone Jacur, appartenente alla famiglia padovana di banchieri, padroni del complesso da metà dell’ 800, sorge a nord delle barchesse della villa ed è costituito da un corpo centrale e due ali laterali porticate. Qui si lavorò la seta fino al 1950.

Da Salzano si prosegue ora verso Sud fino a Mirano con la bella villa Belvedere e l’annesso parco. La villa, ora sede degli uffici tecnici comunali, e l’annessa barchessa, attualmente adibita a teatro comunale, sono costruzioni di impianto seicentesco e rappresentano uno dei luoghi più suggestivi di Mirano. Proprio di fronte alla villa si erge il complesso architettonico del “Castelletto”, costruito intorno alla metà dell’800 da Vincenzo Paolo Barzizza. Il vasto complesso a forma di castelletto riprende il gusto tardo romanico delle rovine e si articola in una torre ottagonale a cinque piani che, tramite un’elegante scala a chiocciola, conduce alla stanza del Belvedere, dalla quale si gode di un panorama a 360 gradi. Sotto la torretta si nasconde una grotta, comunicante con la villa tramite un cunicolo, ora murato.
Il giardino Belvedere si estende su una superficie di 1,9 ettari ed è compreso tra i mulini di sopra sul Muson (a Nord-Ovest), il centro storico di Mirano (a Sud), la via Belvedere (a Ovest) e il parco XXV Aprile (a Est).

Il parco di villa Belvedere è collegato da un ponte con quello della splendida villa Morosini – XXV Aprile, seicentesca, di ricordo palladiano, armoniosa e classica con la sua bella loggia a colonne d’ordine ionico, coronata dal timpano e statue. La villa è, tra quelle di proprietà comunale, la più elegante e ricercata, pur nelle sue modeste dimensioni. Già restaurata nelle strutture esterne, è stata fino al 2003 sede della biblioteca comunale. Delle due barchesse parallele presenti nei catasti storici, simmetricamente disposte rispetto alla villa, ne è rimasta una sola, recentemente restaurata e riportata all’antico splendore. Attualmente è adibita a prestigiosa sede di mostre e manifestazioni culturali. Villa e barchessa si trovano immerse in un splendido parco all’inglese, impreziosito da una ricchissima varietà di piante e alberi. I parchi di Villa Morosini e Villa Belvedere sono aperti al pubblico tutto l’anno.

Nel bel centro storico sorge il cinquecentesco duomo dedicato a San Michele Arcangelo, rifatto in elegante veste nel secolo seguente (1684). L’interno ospita un capolavoro di Giambattista Tiepolo, la pala del “Miracolo di Sant’Antonio che riattacca il piede”.
Tra il centro di Mirano e la vicina frazione di Zianigo sorge Villa Tiepolo, semplice dimora di campagna, tra il Settecento e l’Ottocento della famiglia Tiepolo. L’interno conserva cicli di affreschi, opera di Giandomenico Tiepolo, eseguiti con stili diversi, recanti spunti biografici e sulla vita socio-politica del tempo.
A Zianigo merita visitare la Chiesa dedicata alla Natività di Maria; all’esterno si noterà l’antica Torre dei Carraresi, ora campanile. All’interno della Chiesa il grande soffitto con un affresco di Gian Domenico Tiepolo “La Natività di Maria” e la pala del medesimo “Sant’Antonio Abate ed altre figure”.
A Zianigo si incontra la parte posta più a Est del graticolato romano, poco a nord della chiesa infatti si trova l’estremità occidentale del decumano (via Desman), un lungo asse rettilineo che arriva sino alla Statale del Santo, l’antica via Aurelia¹ .
Si percorrerà ora un breve tratto del decumano, per deviare verso Santa Maria di Sala ove si trova Villa Farsetti fatta costruire dal colto abate Filippo Farsetti sul luogo del precedente palazzo dei Sala. L’abate Farsetti chiamò da Roma l’architetto Paolo Posi che progettò il maestoso palazzo in stile rococò, ornandolo con trentotto colonne provenienti dal Tempio della Concordia di Roma. L’abate fece, inoltre, costruire un meraviglioso giardino, un orto botanico di considerevole estensione ed interesse, cedraie, serre, boschetti ed un labirinto.

Su una collinetta, formata dal materiale di scavo di un laghetto ovale, innalzò un tempietto che raffigurava le terme romane. Fece costruire, poi, un ampio terrapieno (anch’esso ovale) che circondò con un filare di tassi sagomati ad arco a richiamare un anfiteatro romano. Nelle vicinanze riprodusse i resti dei templi di Diana e di Giove Tonante. Di tutta questa opera, rimangono oggi il palazzo centrale, la foresteria, due serre di agrumi e la scuderia.
Poco a Nord di Santa Maria di Sala sorge il castello di Stigliano, fatto erigere dai trevigiani nel ‘200 su un sito fortificato di età romana, fu teatro di scontri tra trevigiani e padovani per il controllo del territorio. Con il passaggio del territorio alla Serenissima la sua funzione strategica venne meno e fu venduto alla famiglia Priuli che lo trasformò in villa arricchendolo di decorazioni ad affresco che ricordano le gesta dei condottieri e le vicende storiche del Castello. Nei pressi del castello (ora trasformato in ristorante) vi è un mulino sul fiume Muson.
Proseguendo sempre verso Nord si giunge a Noale che ha conservato intatto il disegno urbanistico originale del suo antico castello di cui si sono però conservate poche vestigia. Dell’antico castello dei Tempesta rimangono i ruderi della Rocca del secolo XII nonché la Torre dell’Orologio e la Torre delle Campane. All’interno del fossato che circondava le mura del castello sorge la chiesa parrocchiale dei SS. Felice e Fortunato, ampliata nel 1885 sui resti di un edificio preesistente.
Essa conserva al suo interno un pregevole altare in pietra d’Istria attribuito al Sansovino, oltre ad una pala di Lattanzio da Rimini ed un dipinto attribuito a Cima da Conegliano. L’altare maggiore è decorato da un dipinto di Palma il Giovane.
Nei pressi di Noale si trova un’interessante zona umida che si estende per circa 35 ettari in una ex cava di laterizi che fa parte della rete Natura 2000.

Da Noale si prosegue verso Massanzago ove si trova la villa Baglioni (sede comunale). Eretta dopo il 1717 dai nobili Lombardo, venne acquistata nel 1718 dal conte Baglioni , il quale affidò a G.B. Tiepolo la decorazione del piano nobile. Gli affreschi raffigurano, in mezzo ad illusorie architetture prospettiche, il racconto ovidiano di Fetonte. Il piano terra del corpo centrale del palazzo conserva stucchi e affreschi di Antonio Zucchi. In questo periodo di splendore la villa ospitò il commediografo veneziano Carlo Goldoni.
Da Massanzago, superato il Muson la strada si inoltra nuovamente nell’agro centuriato padovano fino a Borgoricco (posto lungo il decumano) ove nel nuovo Municipio ha sede il Museo del Graticolato Romano. Il museo espone la documentazione sulla divisione del territorio in epoca romana ed alcuni reperti archeologici di provenienza locale. Il Municipio è un’importante esempio di architettura moderna. Progettato nel 1983 da Aldo Rossi, l’edificio presenta elementi tipici della villa veneta- corpo centrali e ali laterali- e dell’architettura civile della zona. I due corpi “barchesse” laterali e il porticato racchiudono uno spazio interno definendo un luogo pubblico. Al centro della corte si trova l’ingresso principale, scandito da colonne. All’interno sono integrate funzioni differenti: uffici, biblioteca, museo della centuriazione romana: a ciascuna funzione corrisponde all’esterno un volume preciso e riconoscibile. Il corpo centrale a due piani è caratterizzato da una copertura a carena di nave.

Sempre percorrendo le strade del graticolato si giunge a Camposampiero che sorge sull’antica via Aurelia, l’asse che, come già osservato, costituiva il cardo della centuriazione patavina. Camposampiero, nato quale colonia romana sulla via Aurelia, assunse importanza strategica dal 1013 quando con l’inizio della potente dinastia dei Tiso, potente famiglia feudale di orientamento guelfo, divenne una vera roccaforte feudale fortificata e difesa da fossati e mura. Oggi di tale complesso mediovale rimangono le torri dell’Orologio e della Rocca, oggi sede del Municipio. A Camposampiero si trova uno dei più significativi luoghi legati al culto di Sant’Antonio da Padova; la cela della visione ed il santuario del noce.

La cella della visione
L’attuale Santuario della Visione custodisce, incorporata e trasformata in cappellina, la cella della Visione, sopravvissuta alle ingiurie dei tempo e della storia. Vi si accede attraverso una scala stretta. È una povera celletta di mattoni, appartenente al convento primitivo e abitata dal Santo.
Vi si conserva, sotto vetro, una grande tavola, ritenuta suo giaciglio notturno.
Sul fondo un altarino con un quadro che rievoca la visione. Di lato, un bel dipinto di Andrea da Murano (1486) raffigura l’intera figura del Santo in grandezza naturale con i consueti simboli del giglio e libro, simboli della sua purezza di vita e della sua dottrina.
È il luogo più importante di tutto il complesso ed il più caro ai devoti per l’avvenimento soprannaturale che il Beato Antonio visse godendo della visione di Gesu Bambino. La cella è chiamata, per tale motivo, la piccola “Betlemme antoniania”. Nel 1924 si procedette al ripristino del piccolo edificio, riportando in parte allo stile del 1300. Col restauro del 1995 si ricavò, al piano terra, una nicchia per le reliquie.

Il santuario del Noce
Dal piazzale della chiesa, percorrendo un lungo viale alberato, si giunge all’Oratorio del Noce, costruito dove una volta si innalzava l’albero che fu “ultima dimora dei Santo”. L’edificio risale al 1400: si tratta di un gioiello d’arte soprattutto per gli affreschi che coprono la facciata (esterna e interna) e le pareti della prima campata. Sono opera di Girolamo Tessari (detto Dal Santo) che li dipinse nella prima metà dei 1500 e raffigurano fatti della vita di sant’Antonio e soprattutto i miracoli più conosciuti. L’abside poi è occupata da un’ottima tela di Bonifacio da Verona (1536) che ritrae il Santo mentre predica dal noce².
Da Camposampiero di prosegue ora verso Loreggia ove si trova Villa Polcastro-Wollemborg ora Gomiero. Costruita nei primi anni del 1550, poi completata nel 1600 come casa dominicale, ha un parco di pregio con viali e corsi d’acqua e peschiera di epoca successiva. Il giardino, con più di cento tipi di piante ornamentali è opera dell’architetto veneziano Giuseppe Jappelli, mentre la peschiera venne realizzata successivamente. Il giardino racchiude anche il tempietto dei Wollemborg ed è percorso dal canale Rustega che, regolato da un complesso sistema di dighe, forma un piccolo lago con 2 isolette nel mezzo.
Da Loreggia si procede infine verso Piombino Dese dove il terzo itinerario si ricongiunge con il secondo.

1: “La centuriazione romana nel territorio di Padova è una suddivisione agraria del territorio (centuriazione, ossia suddivisione in “centurie”, chiamata anche graticolato romano nel Veneto), attuata nel 31 a.C. dall’imperatore Augusto per i suoi veterani nella zona dell’antico municipio di Patavium, corrispondente all’odierna Padova. La centuriazione si estende nell’area a nord-est della città di Padova ed interessa le attuali provincie di Padova e Venezia e prende il nome di “centuriazione (o graticolato) cis Musonem, ossia “al di qua” (cis) del fiume Muson che segnava il confine con il municipio di Altinum, odierna Altino. Tra le caratteristiche di questa centuriazione, si evidenzia la non coincidenza del centro geometrico della suddivisione agraria (“umbilicus agrii”, ovvero “ombelico della campagna coltivata”), con il centro geometrico dell’urbanistica cittadina (“umbilicus urbi”, ovvero “ombelico della città”), nonostante il fatto che coincida per entrambi uno degli assi, costituito dal cardine (cardo) massimo. Il centro della centuriazione agraria si trovava infatti presso San Giorgio delle Pertiche, mentre il cardine massimo era costituito dall’antica via Aurelia, attuale S.S. 307. Il decumano massimo coincideva invece con l’attuale via Desman, odierno asse viario dei comuni di Borgoricco, di Santa Maria di Sala e di Mirano. Gli altri territori comunali interessati dalla centuriazione “cis Musonem” sono Pianiga, Villanova di Camposampiero, Campodarsego , Camposampiero e Vigonza. L’orientamento della centuriazione non è allineato secondo i punti cardinali e presenta rispetto a questi una inclinazione di circa 14,5° gradi rispetto alla longitudine (est-ovest). Tale inclinazione favorirebbe il defluire delle acque, impedendo le inondazioni, ed assicurerebbe una migliore distribuzione della luce solare; la suddivisione si è mantenuta in linea di massima fino ad oggi. Ciascuna centuria è suddivisa in 8 fasce trasversali anziché le normali 10, da 2,5 actus (pari a 88,80 m). Si ipotizza inoltre che la centuria fosse divisa anche in 20 fasce longitudinali da 1 actus (35,52 m), formando un totale di 160 riquadri, ciascuno da 1,25 iugeri (3.154 mq)” .
Fonte: http://www.comune-santamariadisala.it

2: Fonte:Il messaggero di Sant’Antonio  http://www.santantonio.org